sabato 24 settembre 2016

Il Nazareno bis di Parisi non mi convince.....

di Valentina Stella (Il Dubbio 24/09/2016)

L'8 settembre a Roma, i Conservatori e Riformisti (COR)si sono riuniti, sotto la guida di Raffaele Fitto, per annunciare l'iniziativa del 5 e 6 novembre  ''Convenzione blu'', una  "chiamata a tutti quei cittadini che credono che possiamo rendere più ricco, più giusto e più felice il nostro Paese", scrive l'ex Ministro del Governo Berlusconi IV sul suo profilo facebook.
Noi abbiamo intervistato l'onorevole Daniele Capezzone, deputato di COR, il quale annuncia che il sito www.laconvenzioneblu.it è stato già travolto dalle adesioni.

Partiamo dai fatti che interessano la Capitale. Quanto è grave la crisi dei 5 stelle?
Stanno “cappottando in parcheggio”. Né idee né competenza: eppure dalle dimissioni di Marino alle elezioni, avevano avuto 9 mesi (una gravidanza!) per predisporre uno straccio di squadra e di agenda. Poi c’è il modo tragicomico con cui si sono sottratti alle loro stesse “regole”: lo streaming, la trasparenza. Saranno travolti dal nuovo “1992” che loro stessi avevano pensato di poter cavalcare.

Guardiamo ora al Paese. In vista del voto referendario, le rassicurazioni quotidiane sui mass media che il Governo offre ai terremotati e la crisi capitolina della Raggi  possono ridare slancio a Renzi, appannato a seguito delle amministrative di giugno?
Fossi in Renzi, non mi farei illusioni. Né terremoto né crisi M5s possono essere un’exit strategy per dimenticare tasse, spesa, debito, banche...Se lo ricorda quello slogan della politica Usa degli anni ‘90? “It’s the economy, stupid!”. Se chi è al governo non lo capisce, va a sbattere. L’economia italiana è allo “zero virgola”, e le slides Renzi può usarle al massimo come decorazioni natalizie.

Lei voterà No al referendum. Se dovesse spiegare ad un italiano medio il perché, cosa direbbe?
Primo: perché Renzi ha respinto i nostri emendamenti. Chiedevamo un vero passaggio alla Terza Repubblica: abolizione secca del Senato (non un dopolavoro per consiglieri regionali), tetto fiscale in Costituzione, presidenzialismo. Ha detto no.
Secondo: perché la riforma renziana crea caos. 10 diversi procedimenti legislativi (10!): un paradiso per ricattatori e frenatori. Il contrario della narrazione “etrusca”.

Stefano Parisi  ha lanciato la convention del 16 e 17 settembre a Milano con il titolo "Energie per l'Italia". Berlusconi invita a partecipare solo i volti nuovi della politica. Che futuro ha questo centrodestra?
Non mi convince la prospettiva da Nazareno 2 che purtroppo si intravede dietro l’operazione Parisi. Il centrodestra ha bisogno come il pane di una gara di idee, di una competizione (noi proponiamo primarie sul modello Usa). E poi di ritrovare un software liberale perduto: per questo da due anni proponiamo uno shock fiscale, un attacco forte alle tre malattie tasse-spesa-debito.

Al contrario il gruppo Conservatori e Riformisti, a cui lei partecipa, si è riunito a Roma sotto lo slogan "Ripartiamo".....per andare dove e insieme a chi? 
Con Raffaele Fitto terremo il 5 e 6 novembre una Convenzione Blu. No al referendum e primarie Usa. E 4 punti: rinegoziare in UE; shock fiscale; riforma delle pensioni dalla parte dei giovani (i veri derubati di soldi e futuro); modello canadese e australiano sull’immigrazione. Il punto centrale è la scossa fiscale: 48 miliardi in meno di tasse e spesa (con emendamenti già dichiarati tecnicamente ammissibili)

Carlo Nordio, proprio dalle pagine del Dubbio, ha sostenuto che " Ai magistrati la politica dovrebbe essere vietata per legge". Lei è d'accordo?
Ammiro Carlo Nordio per le sue posizioni coraggiose su separazione delle carriere, fine dell’obbligatorietà dell’azione penale, intercettazioni. E (se posso) è notevole pure la sua attività letteraria: il suo Overlord è straordinario. Secondo me, ha ragione anche stavolta. E lo dice a difesa della credibilità dei magistrati: se poi ti candidi, la tua attività precedente sarà riletta in chiave politica.

Da osservatore, come giudica il dibattito all'interno dei radicali, che è stato al centro del Congresso Straordinario del Partito radicale a Rebibbia?
Ho enorme rispetto per tutti, e faccio grandi auguri. Ma mi pare purtroppo largamente dimenticata la stagione radicale a mio avviso più originale e feconda: quella che, oltre alle libertà personali e civili, metteva al centro le libertà economiche, il mercato, e una salda linea atlantica e occidentale. Quello che, ad esempio, non smetto di fare io…


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martedì 20 settembre 2016

Brunetta: «Parisi inizi col prendere la tessera di Forza Italia...»



(Valentina Stella sul Dubbio 20 settembre 2016)

Dalla "schiforma" di Renzi al dilettantismo grillino, passando per il Flop Act: un Renato Brunetta senza freni quello che ipotizza per la leadership del centrodestra primarie regolate per legge e che attacca il premier Renzi: «È al capolinea, mi sembra chiaro».

Onorevole, qual è il suo bilancio della convention di Parisi a Milano?
Due giorni di ascolto e di società civile. Certo, di idee e di facce nuove neanche l'ombra. Tanta Milano bene, un po' di Cl, vecchi amici che hanno già militato in Forza Italia o nel centrodestra. Beh, se questo è il nuovo. Mi aspettavo proposte concrete, che non sono arrivate. Parisi ha detto che illustrerà un documento per il governo del Paese tra cinque mesi: vasto programma. Una gestazione quanto meno complicata. Comunque Stefano ha fatto un discorso di buon senso, ha usato il dizionario politico di Forza Italia. A questo punto ci aspettiamo che nelle prossime settimane, quando convocheremo i congressi, anche lui prenda la tessera del partito. Per il resto, braccia aperte per tutti, a patto che dicano ‘no' a Renzi, alla sua riforma e al suo governo.

Rotondi ha già lanciato la sua candidatura a premier in alternativa a Parisi. Cosa aspettarsi per la leadership del centrodestra?
La leadership del centrodestra c'è, è quella del presidente Berlusconi, l'unico in grado di federare le forze della nostra coalizione. Ma adesso più che la leadership il problema è l'offerta politica che vogliamo proporre al Paese. Prima i programmi, prima i valori, prima le ricette per far ripartire l'Italia. Poi verrà la leadership, e magari potrà essere scelta dai nostri elettori, tramite primarie serie e regolate per legge.

Salvini lancia diversi moniti tra cui nessun accordo al ribasso e "o con noi sempre o mai". Hanno suscitato scalpore anche le sue dichiarazioni su Ciampi. Sarà gestibile una alleanza con lui?
Quando parla alla sua gente, a Pontida, è normale che Salvini alzi un po' i toni, che punti alla pancia del suo popolo. Ha pienamente ragione quando chiede un accordo chiaro e non al ribasso alle altre forze del centrodestra. Mai più inciuci o ammiccamenti con Renzi. Le dirò di più: io penso che la strada verso la chiarezza debba passare anche, e soprattutto, attraverso la costruzione di un nuovo soggetto politico unitario di centrodestra, che rappresenti la proposta per il futuro governo del Paese.

Che futuro vede, invece, per Renzi?
Mi dicono che Renzi sia estremamente scuro in volto in queste ore, e come non esserlo? È al capolinea, è diventato una macchietta. Basti vedere la figuraccia rimediata venerdì scorso a Bratislava: roba da Repubblica delle banane. Il suo peso a livello internazionale è assolutamente nullo, con la Merkel e l'Ue che ci trattano da provincia. In Italia Renzi è sempre più solo, attorniato dai fedelissimi del giglio magico e abbandonato da buona parte del suo partito. La scorsa settimana ha persino beccato fischi alla festa dell'Unità, a Bologna. Una cosa mai vista per un leader del Pci-Pds-Ds-Pd.

E invece per pentastellati di Grillo, anche alla luce del pamphlet scritto dagli ex M5s Marco Canestrari e Nicola Biondo che svela i retroscena del Movimento?
Non commento gli spifferi delle case altrui. Il mio giudizio sul M5s è politico. Una cosa è vincere le elezioni sull'onda della protesta, del populismo e del giustizialismo, altra cosa è governare. Quando i grillini arrivano al potere qualcosa si inceppa, non riescono a tramutare le tante, tante parole in fatti concreti. Non ci si improvvisa governanti, governare è una cosa seria. A Roma il caso eclatante: la Raggi ha vinto le elezioni da ormai quasi tre mesi, e la Capitale d'Italia non ha ancora una giunta, non ha ancora un assessore al Bilancio, non ha ancora un capo di gabinetto. Dilettantismo alla stato puro.

Economia e lavoro in Italia: dati diversi tra Ministero del Lavoro, Istat, Inps. Il nostro è un Paese in crescita o in stallo?
Il nostro è un Paese fermo. Il Pil cresce dello zero virgola; l'occupazione, con il Flop Act, va malissimo, Poletti dovrebbe dimettersi; il debito aumenta; il deficit aumenta. Renzi e Padoan hanno completamente sbagliato politica economica. Servivano investimenti e lungimiranza, hanno scelto mance e fuochi di paglia. E oggi tutti raccogliamo i frutti avvelenati che questi signori incapaci hanno seminato in questi assurdi trenta mesi.

Il fronte del No al referendum è molto variegato. Come spiegare agli italiani questo stare insieme di anime così diverse?
Ieri lo spiegava alla perfezione Pigi Battista sul "Corsera", ridicolizzando i tanti intellettuali da strapazzo, primi tra tutti quelli del "Foglio" e dell'"Unità". Il fronte del No al referendum è legittimamente variegato. Formato da FI, Lega, FdI, Sinistra italiana, M5s, sinistra interna al Pd. Quando nel dopoguerra i costituenti diedero vita alla nostra Carta furono insieme da Togliatti a De Gasperi, era una compagnia ampia, giustamente: dalla sinistra più o meno estrema ai democristiani, fino ai liberali, e così via. Quello era l'arco costituzionale, coloro i quali hanno scritto e approvato la nostra Costituzione. Perché oggi non ci può essere un arco costituzionale di difesa della Costituzione contro la "schiforma" di Renzi? E questo fronte, secondo tutti i sondaggi, è in netto e crescente vantaggio, in vista del referendum.

Molti dicono che il No al referendum è un No contro Renzi ma non contro i contenuti che sarebbero simili a quelli della riforma costituzionale di Berlusconi del 2006. Lei come risponde?
Quella di Berlusconi era una vera riforma della Costituzione, quella di Renzi è solo un'operazione di potere. Un attacco alla democrazia parlamentare, alle istituzioni, ai pesi e contrappesi che regolano il funzionamento e l'equilibrio della nostra Repubblica. Sul nostro sito www. comitatoperilno. it ci sono decine e decine di documenti che smontano punto per punto questa cattiva riforma. Sono certo che gli italiani voteranno ‘no' al referendum per mandare a casa Renzi e ripristinare la democrazia nel nostro Paese.

Con Vittorio Feltri c'è possibilità di una riconciliazione?
Feltri ha attaccato e insultato (che lo ha definito "cariatide fallita" ndr), senza argomenti e senza nessuna seria analisi, l'intera classe politica di Forza Italia, io ho avuto una reazione doverosa e legittima. Gli ho solo detto: "Ma come ti permetti, Vittorio? ". Lui mi ha scatenato contro le cannonate del suo "Libero", usando il "metodo Boffo", gettando fango sulla mia persona. Finché Vittorio non mi chiede pubblicamente scusa non ci potrà mai essere alcuna possibilità di riconciliazione.
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lunedì 19 settembre 2016

Renato Brunetta al Dubbio: Renzi al capolinea, Poletti si dimetta, Salvini ha pienamente ragione




Comunicato stampa della redazione del quotidiano Il Dubbio


«L'alleanza con Salvini sarà gestibile? "Quando parla alla sua gente, a Pontida, è normale che Salvini alzi un po’ i toni, che punti alla pancia del suo popolo. Ha pienamente ragione quando chiede un accordo chiaro e non al ribasso alle altre forze del centrodestra". ». 
E' quanto ha dichiarato l'onorevole Renato Brunetta in una intervista che verrà pubblicata domani sul quotidiano il Dubbio, diretto da Piero Sansonetti. Il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati ha aggiunto, rispondendo alle domande di Valentina Stella: "Mi dicono che Renzi sia estremamente scuro in volto in queste ore, e come non esserlo? È al capolinea, è diventato una macchietta. Basti vedere la figuraccia rimediata venerdì scorso a Bratislava: roba da Repubblica delle banane".  Sul fronte economico chiede le dimissioni del Ministro Poletti, in quanto "l’occupazione, con il Flop Act, va malissimo". E sull'accesa discussione avuta pochi giorni fa con Vittorio Feltri chiude dicendo " Finché Vittorio non mi chiede pubblicamente scusa non ci potrà mai essere alcuna possibilità di riconciliazione". 
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venerdì 16 settembre 2016

«Il Pd è in pezzi: Renzi fa ciò che vuole e la minoranza dem è troppo docile»

di Valentina Stella (Il Dubbio 16/09/2016)

Oggi Pippo Civati, Segretario di Possibile, sbarca a Salerno per la settima edizione di Politicamp. E ha qualcosa da dire al suo ex partito, il Pd
Onorevole il Pd esiste ancora?Il Pd ha rinviato un confronto interno vero e limpido e ora arriva diviso al referendum su una riforma che avevano votato praticamente tutti. Molti di coloro che dicono no (e meno male) avevano votato sì in aula. È questo testimonia che le occasioni di dialogo e di una dialettica politica seria le ha perse il Governo ma anche la minoranza interna, troppo accondiscendente con Renzi finora per essere credibile e per essere sponda del dissenso.
Bersani non farà campagna per il NoE' un modo di convivere in un partito in cui tutto il gruppo dirigente è per il sì. Ricordiamo poi che Bersani e i suoi votarono sì in Parlamento: capisco l'imbarazzo, diciamo.
Perché vota No alla riforma costituzionale?Ci volevano misure più precise, razionali, coerenti tra loro, soprattutto sul tema della semplificazione, della leggibilità dei processi democratici. È una grande occasione persa: una riforma condivisa solo da Pd e amici di Renzi, che stanno tutti a destra. Nessun coinvolgimento vero delle forze critiche, dentro e fuori la maggioranza. Una prepotenza inutile e molto poco costituzionale.
Come mai Renzi apre alle modifiche della legge elettorale? 
La smentita degli slogan di due interi anni: la legge che tutti ci invidiano, la panacea, la genialata. In realtà non era così. E il fatto che il Governo riapra la discussione su una legge appena votata, mai adottata (non ci sono state elezioni di mezzo), ha dell'incredibile.
Il premier ripete che chi vota No salva tutte le poltrone della politica? Vuole i voti grillini?Si qualifica da solo. La verità è che mentre la riforma di Berlusconi (di dieci anni fa) lo diceva sinceramente, questa riforma non lo dice ma in gran parte lo fa: i poteri del premier non cambiano direttamente e esplicitamente, ma la torsione del sistema politico istituzionale a suo favore (suo nel senso di qualsiasi premier) è evidente e riconosciuta dagli stessi sostenitori.
Con la crisi dei pentastellati chi è in grado di rappresentare un'alternativa credibile a Renzi?Dobbiamo costruirla, prima nella società e poi in Parlamento. Si può fare, ma deve essere una sfida alta, non banalmente polemica con l'esistente, capace di progettare un futuro per l'Italia con soluzioni inedite, chiare e condivise con i cittadini. Nel segno dell'uguaglianza: Renzi ha tolto le tasse sulla casa a chi sta bene, ha dato bonus su bonus anche ai figli di chi sta bene, ha introdotto gli 80 euro che sono andati in buona parte a famiglie che stavano molto meglio di altre, facendo saltare la progressività. Ha premiato le imprese senza selezionare gli interventi. Non ha cambiato la spesa pubblica orientandola verso investimenti di nuovo tipo: si parla ancora di grandi opere...
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sabato 10 settembre 2016

«Sì ai pm in politica ma dicano addio alla toga»

di Valentina Stella (Il Dubbio 10/09/2016)

E poi tra la folla di quelli col dito puntato contro Virginia Raggi & Co, spunta l'ex pm Antonio Di Pietro a difendere e dare fiducia ai pentastellati. Di Pietro sostiene che quello che sta succedendo in questi giorni al Campidoglio è solo frutto di accanimento contro i grillini e accusa di memoria corta coloro che fanno finta di dimenticare i veri artefici del degrado capitolino. Giù le mani, dunque, dai grillini e dalle persone chiamate in Giunta: perché è proprio lui che potrebbe diventare il nuovo assessore al Bilancio, dopo che anche De Dominicis è stato fatto fuori. Le indiscrezioni che lo riguardano sono corrette oppure è fantasia? Di Pietro su questo preferisce sorvolare...
Secondo lei l'assessora Muraro si dovrebbe dimettere?Non capisco perché qualcuno chieda le sue dimissioni. A quanto risulta ufficialmente l'assessore Muraro non è stata raggiunta da nessun avviso di garanzia.
Niente dimissioni, dunque?A quanto ne so, è stata la Muraro stessa a fare richiesta per sapere se fosse stata iscritta o meno al modello 21, ai sensi dell'articolo 335 del codice di procedura penale. L'iscrizione al modello 21 è una cosa diversa dall'avviso di garanzia. Al momento non sappiamo la ragione per cui qualcuno ha denunciato la Muraro. Lo potremmo sapere nel momento in cui ci sarà un avviso di garanzia, all'interno del quale è indicato l'eventuale reato a suo carico.
Al momento, a suo parere è giusta la posizione di Virginia Raggi che fa quadrato intorno all'assessore?Io difendo in questo momento il Movimento 5 Stelle perché vedo chiaramente una strumentalizzazione di vicende ordinarie che vengono ogni giorno ingigantite fino al punto da far credere che Roma è una città allo sfascio per colpa dei due mesi di governo Raggi e non per colpa dei venti anni in cui ha governato il sistema dei partiti tradizionali.
Quanto è grave questa mancanza di trasparenza da parte di Muraro e Raggi?Non ho capito in cosa consista la mancata trasparenza, cos'è che non hanno detto. L'avviso di garanzia è appunto un avviso che ti fa l'autorità giudiziaria per dirti "sto indagando su di te in relazione a questo reato, difenditi se ne hai voglia e possibilità". Al momento l'autorità giudiziaria non ha comunicato nulla in tal senso alla Muraro.
Se l'assessora all'ambiente ricevesse un avviso di garanzia dovrebbe lasciare?Per quanto riguarda la mia persona, quando io ho ricevuto un avviso di garanzia mi sono dimesso. Ciò premesso, ritengo che vada valutato il merito, onde evitare che ci sia un abuso nelle denunce per provocare dimissioni piuttosto che raccontare fatti veri.
Crede che l'accanimento che c'è contro il Movimento di Grillo riguardante la trasparenza è stato gonfiato dai mass media e da chi vuole politicamente criticare il loro operato?A mio parere si sta cercando di colpire il dito per non vedere la trave, vale a dire il malaffare di questi ultimi anni. Con questo non voglio dire che io desidero credere ad occhi chiusi al Movimento 5 Stelle. Voglio dire che dobbiamo dar loro il tempo di governare, per vedere se sanno governare. Ritengo che in riferimento alle persone che si sono dimesse e soprattutto di quelle di cui si chiedono le dimissioni, mi amareggia e mi dispiace il fatto che il Movimento 5 Stelle si sia fatto travolgere da queste pressioni. Le persone di cui parliamo, dalla Raineri all'attuale assessore al Bilancio De Dominicis, sono tutte persone di altissima professionalità, di specchiata moralità.
Secondo lei cosa deve fare il Movimento per uscire da questa crisi?Deve ignorare questi sistematici attacchi e deve pensare a dimostrare di saper governare. Ogni minuto, ogni ora, ogni giorno che si perdono dietro queste polemiche è tempo sottratto per fare qualcosa per la città di Roma e per il Paese.
Il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, ha espresso parere negativo sullo stipendio della Raineri, ex capo di Gabinetto del Comune di Roma. Secondo lei ha ragione Cantone o la Raineri, per la quale il suo stipendio era in linea con quello da magistrato?Cantone ha il diritto-dovere di esprimere le proprie valutazioni in ordine ad un quesito che gli è stato posto. Quindi nulla quaestio sulle decisioni di Cantone. Dopo di che ognuno in relazione a quelle decisioni ha il diritto di prendere a sua volta le decisioni che ritiene più opportune. Nel caso della Raineri, una possibilità era quella di dimettersi, ma non credo che lei si sia dimessa per la questione in se dello stipendio ma per ben altre ragioni che ha già spiegato in parte. Quindi chi è il destinatario del provvedimento ha il diritto-dovere di prendere atto della decisione e fare le proprie scelte: ridurre lo stipendio, chiedere una rivalutazione di questa decisione, dimettersi. Raineri ha scelto legittimamente di dimettersi e io rispetto questa sua scelta.
Carla Romana Raineri si appresta a tornare alla Corte d'appello di Milano. Di magistrati fuori ruolo, il Movimento 5 Stelle è solito avvalersi. Lei prima di entrare in politica si è dimesso dalla magistratura. Il fenomeno dei magistrati fuori ruolo può, a suo giudizio, incidere negativamente sulla indipendenza e autonomia della magistratura?Farsi aiutare da persone terze e professionalmente qualificate che esistono in magistratura e nelle altre professioni - avvocati, ingegneri, giornalisti, ragionieri - rappresenta un valore aggiunto per l'attività politica che si vuole portare avanti e come tale va rispettato. Io penso che anche un arbitro possa fare il giocatore se sa ben giocare. Se ha fatto il giocatore è bene che non torni a fare l'arbitro. Io ho preferito dimettermi e solo dopo due anni e mezzo sono entrato in politica.
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giovedì 8 settembre 2016

Roma è nel caos: la sindaca governi oppure se ne vada. Intervista a Giachetti

di Valentina Stella (Il Dubbio 8 settembre 2016)

E come in una altalena a carosello , Virginia Raggi scende e Roberto Giachetti sale. L'affaire Muraro sta trascinando a fondo la sindaca grillina; dal punto di vista del metodo, la tanto sbandierata trasparenza si è andata a far benedire ( l'assessore Muraro sapeva dal 18 luglio di essere indagata e lo aveva comunicato alla Raggi, ma non hanno avuto la coerenza di comunicarlo, anzi l'assessore lo ha anche negato a domanda precisa), e  dal punto di vista del merito il doppiopesismo pentastellato nei casi di persone indagate non sembra essere una ferita destinata a sanarsi: se sono gli altri ad essere attenzionati dall'autorità giudiziaria i grillini chiedono le dimissioni ma, nel momento in cui scriviamo, l'assessore Muraro siede ancora al suo posto. Mentre il Movimento rischia l'implosione, chi ne trae beneficio, forse più mediatico che politico, è Roberto Giachetti. Sconfitto pesantemente a giugno, ora rilancia il suo progetto 'Roma bella'.
Alla luce dei fatti, le viene più spontaneo dire "io ve l'avevo detto" o "povera Roma, in mano a chi sei capitata"?
La situazione è preoccupante, le recriminazioni servono a poco. La cosa più importante al momento è che l’amministrazione inizi a occuparsi della città mettendo da parte le liti interne al movimento 5 stelle che non risolvono i problemi della vita quotidiana dei romani. Avevano promesso una rivoluzione, di occuparsi del day by day e invece dobbiamo prendere atto che tutto è fermo.
La situazione capitolina le sta offrendo molti spunti per criticare il lavoro della Raggi. Ma forse è più facile fare l'opposizione che il sindaco di Roma.
Il mio obiettivo non è criticare l’amministrazione Raggi. Come consigliere d’opposizione mi sono messo a disposizione dell’amministrazione e della città per discutere in maniera costruttiva nel merito dei provvedimenti, degli indirizzi e delle scelte della giunta. In questo momento regna la paralisi: le opposizioni non possono svolgere il loro compito perché non ci sono provvedimenti, il consiglio comunale non viene convocato, la sindaca non assume decisione. Ho sempre detto che amministrare una città come Roma non è una cosa facile, figuriamoci in situazione di totale caos dove non si riesce a capire cosa accade in Capidoglio.
Secondo lei, l'assessore Muraro si deve dimettere?
Fin dall’inizio avevamo evidenziato il conflitto di interesse dell’assessore Muraro in qualità di consulente della partecipata Ama e sull’opportunità politica di quella nomina. Il problema non è che la Muraro sia indagata, la mia posizione – a differenze dei cinque stelle -  è sempre stata molto chiara in merito, ma che l’assessore e la sindaca Raggi abbiano mentito ai romani. La sindaca e il suo assessore erano a conoscenza fin da luglio del fascicolo a carico della Muraro ma non hanno ritenuto opportuno informare i cittadini tantomeno i consiglieri, tanto di maggioranza quanto di opposizione. Hanno disatteso le premesse fatte in campagna elettorale prima tra tutte la trasparenza tanto sbandierata e poco praticata.
Virginia Raggi, sempre in Commissione, ha detto che la situazione dei rifiuti nella capitale è migliorata. Lei cosa ne pensa?
È stata fatta un’operazione di pulizia straordinaria nel mese di agosto che ha parzialmente funzionato perché è obiettivamente più semplice mantenere i cassonetti vuoti in un periodo in cui la città si svuota per le vacanze estive. La vera risposta ai romani potrà, e dovrà essere data al rientro dalle ferie, quando si tornerà alla normalità. Al momento non abbiamo visto nessun atto amministrativo, la sindaca Raggi ha spiegato in modo superficiale la sua strategia priva di una visione per il futuro, non affrontando la situazione in  maniera strutturale ma solo con interventi di emergenza. Non si può migliorare la raccolta dei rifiuti se poi non sappiamo dove mettere e smaltire i rifiuti che preleviamo dalle strade, senza un piano serio abbiamo ottime probabilità di ripiombare nuovamente in condizioni di criticità. 
Rutelli, come molti romani, sostiene che bisogna aspettare ancora 6 mesi per giudicare il lavoro grillino.
Rutelli dal punto di vista teorico ha ragione, il problema è che qui siamo di fronte a una situazione straordinaria che credo non sia sia mai verificata prima. In tre mesi abbiamo assistito soltanto a lotte intestine che hanno portato all’immobilismo generale; al cambio di tre capi di gabinetto che ha paralizzato l’attività amministrativa; alle dimissioni di un assessore fondamentale come quello al bilancio; al venir giù a cascata dei vertici  di due aziende partecipate strategiche nella gestione di settori chiave per la vita quotidiana dei cittadini (mobilità e ambiente). Noi consiglieri d’opposizione, ad esempio, non siamo stati messi in condizioni di svolgere il nostro ruolo perché non ci sono stati, se non pochissimi casi, provvedimenti nel merito su cui discutere. Bisogna dare il tempo alle nuove amministrazioni di lavorare, certo, ma in questo caso siamo in presenza di un “non governo” in cui nemmeno la sindaca, che ha ricevuto centinaia di migliaia di voti, decide. Roma è una città che ha bisogno di ripartire e non può permettersi di rimanere alla finestra e aspettare che il vento cambi.
Raffaele De Dominicis, indicato da Virginia Raggi come nuovo assessore al Bilancio del Comune di Roma, nelle sue prime dichiarazioni ha detto di sentirsi un  "uomo libero, indipendente e mi definisco un discepolo di Benedetto Croce, come lo era il mio amico Marco Pannella". Secondo lei riuscirà a lavorare bene con i 5 stelle che invece, a parere di molti, non lasciano così ampi margini di libertà e autonomia nemmeno alla prima cittadina Raggi?
Ormai è impossibile prevedere qualsiasi cosa e le sorprese purtroppo sono all’ordine del giorno. Sarà interessante, per esempio, capire come si svilupperà il dibattito in giunta sulle Olimpiadi. Il neo assessore De Dominicis ha dichiarato in un’intervista “le olimpiadi si devono fare. Sono un’opportunità per la città e un evento di interesse nazionale". Anche l’assessore Berdini si è detto favorevole mentre sul “fronte” 5 stelle pare si vada verso un no alla candidatura olimpica, chissà se ci sarà uno streaming a chiarirci le idee! Per il momento la sindaca ha liquidato l’argomento con un “ne parleremo dopo le vacanze”. Mi lasci dire, che qui il punto non è soltanto quanta autonomia abbiano gli assessori che fanno comunque già sapere che daranno “solo indirizzi”,  ma quanta ne abbia un sindaco sotto contratto, in mezzo tra i fuochi di due studi, Casaleggio e Sammarco, che non decide nulla tradendo, nei fatti, il mandato dei suoi elettori.
Lei ha detto che stiamo assistendo, guardando alle vicende pentastellate nella capitale, alla  "espressione più degenerata del correntismo e della vecchia politica". Però anche a sinistra ci sono dei problemi. Il PD a Roma è ancora commissariato e Diamanti su Repubblica ha scritto che c'è "poco da festeggiare. Perché l'Unità, più che un giornale, per gli elettori e i militanti del Pd-PdR costituisce un (difficile) obiettivo da conquistare".
Il lavoro fatto dal commissario Orfini è stato un lavoro importante, ma tutte le gestioni “commissariali” a prescindere da chi è chiamato ad esercitare la funzione di commissario, rendono più fragile la vita democratica di una comunità. A Roma, il partito deve continuare a lavorare per recuperare la credibilità persa e riconquistare la fiducia del nostro elettorato, il risultato del 5 giugno sotto questo punto di vista ne è stata la conferma. Non c’è dubbio che la crisi dei partiti sia frutto della loro metamorfosi e della degenerazione della politica in anti- politica, sempre più catalizzatore di una crescente violenza verbale e culturale, come scrive Diamanti. Ma non è solo questo.  L’antipolitica non ha spazzato via tutto, c’è tanta gente che ha voglia di ripartire, di dare una mano, contribuendo magari al di fuori dell’impianto classico di un partito – a fare del bene al proprio territorio, alla propria città, al Paese.

A luglio nasceva "Roma bella" "per provare a far dialogare le centinaia e centinaia di persone che nei lunghi mesi di campagna elettorale si sono riconosciute" nel suo progetto per Roma. Qual è attualmente l'attività di questo gruppo di persone?
Dopo le elezioni mi sono accorto che c’erano tante persone che avevano ancora voglia di dare il proprio contributo, che mi hanno scritto e mi hanno sostenuto incitandomi ad andare avanti e a non disperdere le energie positive raccolte durante i mesi di campagna elettorale. Roma Bella nasce da quelle esperienze. Abbiamo creato un contenitore aperto a tutti coloro che si sono messi a disposizione per la città e che hanno voglia di condividere idee, suggerimenti o proposte concrete da tradurre in azioni da portare, ad esempio, in consiglio comunale.  Questo gruppo di persone dialoga attraverso i profili social Facebook e Twitter aprendo discussioni che poi continuano in riunioni di lavoro vis a vis per produrre idee costruttive per la città.
Che consiglio darebbe oggi alla sindaca Raggi?

Non ho alcun titolo per dare consigli. Mi auguro soltanto che la sindaca Raggi inizi a prendersi le proprie responsabilità e soprattutto che cominci a governare, per il bene di Roma e dei romani.
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giovedì 1 settembre 2016

Intervista doppia a Maurizio Turco e Marco Cappato a poche ore dal Congresso del Partito Radicale


di Valentina Stella (Il Dubbio 01/09/2016)
Oggi nel carcere romano di Rebibbia si aprono, alla presenza del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, i lavori del 40° Congresso Straordinario del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito sul tema "da Ventotene a Rebibbia". Nei corridoi di Torre Argentina in molti sono  sicuri che sarà un congresso combattuto sui contenuti politici e sulla forma che il Partito radicale dovrà assumere dal 4 settembre in poi.  In assemblea si confronteranno, e molto probabilmente scontreranno, il gruppo che si è riunito intorno ai dirigenti di Radicali Italiani, il segretario Magi, il presidente Cappato, il tesoriere Federico, e quello  che si è aggregato intorno a Maurizio Turco, tesoriere del Partito Radicale. Per capire che aria tira a poche ore dall'inizio dell'assemblea radicale abbiamo posto le stesse domande proprio a Turco e Cappato.
Questo è il primo congresso senza Marco Pannella e preceduto anche da molte discussioni interne. Che appuntamento sarà?
CAPPATO: Pannella denunciava l’involuzione delle liberaldemocrazie in anti-democrazie, dove la ragion di Stato prevale sullo Stato di diritto. La situazione continua a peggiorare perché terrorismo e guerre fanno prevalere nazionalismi e logiche emergenziali. A Rebibbia dovremo discutere di obiettivi e strumenti per spezzare questo circolo vizioso.
TURCO: Il Partito Radicale è stato quello che Marco Pannella ha concepito e organizzato per mezzo secolo. Perché accadesse ha dovuto "rinunciare" sempre a qualcosa: fosse l'orgoglio, il denaro o una qualsiasi forma di potere; Pannella, a differenza di tutti, preferiva "avere torto con il partito che ragione da solo". Sarà quindi il Congresso in cui non ci sarà Pannella a proteggere i 'chiagn e fotte' che in questi anni lo hanno prima adulato, poi deriso, finendo per illudersi di rottamarlo, operazione impossibile visto che Pannella ha sempre avuto una visione biodegradabile e non ideologica della politica. L'esatto contrario di quel che Roberto Cicciomessere - che è stato militante nonviolento, dirigente politico, segretario del Partito e parlamentare per sei legislature - ritiene essere il contendere di questo congresso: l'uso del brand. Per chi lo pensa vorrebbe dire l'autorottamazione di quello che per anni hanno ritenuto o professato di essere.
Ha fatto molto discutere  la scelta di tenere il congresso a Rebibbia. Tu cosa pensi di queste polemiche?
CAPPATO:Detenuti e agenti comprendono meglio di chiunque altro le conseguenze della violazione delle leggi da parte dello Stato, perché le vivono costantemente sulla propria pelle, e sono dunque un patrimonio di intelligenza capace di creare politica. La questione di come garantire in carcere un congresso aperto alla partecipazione di tutti non era una polemica, ma un’esigenza reale.
TURCO: Purtroppo non c'è stata la polemica politica ma misere prese di posizione. Prima si è sostenuto che era un congresso illegittimo; poi, gli stessi hanno invitato amici e simpatizzanti a partecipare; infine, è stato fatto un appello a chiunque a registrarsi per entrare a Rebibbia anche se non iscritti al Partito Radicale e nemmeno certi di partecipare. Cosa non si fa per un brand!
Molti hanno anche messo in dubbio la legittimità della convocazione;  qualcuno ha ventilato l'esistenza di una vera e propria resa dei conti all'interno del Partito Radicale, addirittura di un sua possibile chiusura.
CAPPATO:Sono le condizioni esterne a minacciare la vita della galassia radicale. Avere avuto ragione in anticipo su tanti temi diventa quasi una condanna se poi le persone non sono in grado di conoscerti e riconoscerti. E’ pur vero che la fuga dai problemi esterni attraverso la caccia ai nemici interni è un classico di ogni settarismo. Spero sapremo evitare.
TURCO: Chi parla di resa dei conti vuole auto assolversi per non parlare dei suoi comportamenti politici. Pannella definì "lanciatori di merda" coloro che volevano normalizzare il partito, farlo diventare un partito come gli altri, più ap-pagante. Mentre la chiusura è una costante: per coprire il debito con l'autofinanziamento attuale sono necessari due anni. Su questo siamo ricchi di assordanti silenzi.
Al Congresso si discuterà anche della "forma-partito".  Secondo te lo Statuto del 1967 è ancora attuale od occorre pensare a formule organizzative diverse?
CAPPATO: Lo Statuto in vigore garantisce la libera adesione di qualsiasi cittadino del mondo e prevede diverse possibilità di aggregazione tematica e territoriale. E’ una buona impostazione, federalista, che va fatta funzionare. Forse la rivoluzione digitale rende il compito finalmente possibile.
TURCO: Pannella è riuscito a dar vita alla più lunga esperienza di un partito libertario: a cui si potesse iscrivere chiunque e ne avesse la responsabilità, eleggendo sempre gli organi a voto segreto. Può esistere per un tempo consistente un partito libertario senza Pannella? Ne dubito e con coloro che ci sono stati in questi ultimi due anni proveremo a non banalizzare questa storia.
La connotazione transnazionale del Partito Radicale ha ancora una sua ragion d'essere?
CAPPATO: Sì. Che gli Stati nazionali non siano adeguati per governare questioni come l’immigrazione o il riscaldamento del pianeta è ormai persino una banalità. Ma nessun altro sembra accorgersi dell’importanza di occuparsene attraverso un soggetto politico che consenta a ogni essere umano di deliberare democraticamente e agire direttamente in una dimensione transnazionale e transpartitica, dando priorità di metodo alla nonviolenza.
TURCO: Tutti i grandi problemi del nostro tempo hanno una dimensione transnazionale a differenza di quella di chi dovrebbe governarli che è localistica ed elettoralistica.
Quali sono le due linee politiche che si confronteranno/scontreranno al Congresso?
CAPPATO: C’è chi contrappone transnazionalità a localismo, ma non ha senso perché le città sono attori globali e il federalismo parte dall’individuo. Nemmeno contrapporre le campagne su Stato di diritto e giustizia alle altre ha senso, perché l’attenzione al diritto attraversa tutta l’azione radicale. C’è stato uno scontro sull’utilizzo del termine “radicali” alle ultime elezioni, che si supererà se, dal punto di vista politico-elettorale, si avrà la forza di dar vita a un progetto più grande.
TURCO: La linea è tra chi ha operato con Marco e chi lo avrebbe voluto politicamente seppellire da vivo. Chi si è sottratto al confronto ha assunto comportamenti che divergevano con quello che in passato voleva o si proponeva di voler essere. Marco era ben consapevole di questo e il suo ultimo atto stra-ordinario è stato quello di ripagare i suoi detrattori con un "amore amore amore".
Pensi di candidarti per assumere un ruolo nel gruppo dirigente che verrà eletto dal Congresso?
CAPPATO: Più che dei ruoli che ciascuno vorrebbe assumere, c’è il problema della creazione di una classe dirigente davvero transnazionale, senza la quale il Partito radicale rimarrebbe un progetto incompiuto.

TURCO: Faccio da sempre parte di un gruppo diligente nel quale non si entra per elezione o cooptazione. Per me non è importante "vincere" o "perdere" ma uscire dal congresso con un gruppo di persone con cui condividere una comune teoria della prassi e con le quali dedicarci a non disperdere l'immenso patrimonio che ha lasciato Marco e che in buona parte deve essere ancora scoperto, conosciuto, capito. 
Posted by Valentina Stella
on 00:20
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